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Bologna – Tra castagneti secolari che affondano le radici nel Medioevo e un patrimonio storico, ambientale e culturale che ha contribuito a plasmare l’identità del territorio, si svolge domani a Marola di Carpineti, nel Reggiano, l’ultima tappa del percorso di presentazione e confronto sul nuovo Piano castanicolo e del marrone dell’Emilia-Romagna.

Un appuntamento che porta nel cuore dell’Appennino reggiano il dialogo avviato dalla Regione con produttori, associazioni, consorzi e amministratori locali per condividere obiettivi e azioni di una strategia di rilancio del comparto, raccogliendo ulteriori contributi prima dell’approvazione definitiva del documento.

Dopo gli incontri di Rioveggio, nel Bolognese, e Casola Valsenio, nel Ravennate, il confronto si conclude in un altro territorio nel quale la castanicoltura rappresenta una componente importante dell’economia, del paesaggio e della tradizione locale. Un patrimonio che, in Emilia-Romagna, conta oltre 2.200 ettari di castagneti da frutto e una filiera costituita prevalentemente da piccole aziende agricole delle aree montane.

Per accompagnare il rilancio del settore, e sostenerne le produzioni la Regione prevede uno stanziamento di 1,5 milioni di euro nel prossimo triennio, che si aggiungono alle risorse già destinate al settore. A questi fondi si affiancheranno infatti gli interventi sostenuti attraverso l'attuale programmazione regionale dello sviluppo rurale.

“Arriviamo all’ultima tappa di questo percorso in un territorio che custodisce una storia castanicola straordinaria, dove i castagneti non sono soltanto una risorsa agricola, ma parte integrante del paesaggio, della cultura e dell’identità delle comunità- afferma l’assessore regionale all’Agricoltura, Alessio Mammi-. È proprio da questo legame profondo tra agricoltura e territorio che dobbiamo partire, incoraggiando la saldatura tra memoria, tradizione e innovazione per costruire nuove prospettive per il settore. Recuperare i castagneti abbandonati, sostenere le imprese, favorire gli investimenti e valorizzare le produzioni di qualità significa non soltanto rafforzare una filiera produttiva, ma anche contribuire a mantenere vivi i nostri Appennini, garantendo lavoro, presidio e opportunità alle comunità che li abitano”.

“Il nuovo Piano castanicolo vuole offrire al settore una prospettiva di lungo periodo, mettendo a disposizione strumenti concreti per affrontare le difficoltà del comparto e cogliere le opportunità di sviluppo- prosegue l’assessore-. Per farlo è fondamentale ascoltare chi ogni giorno lavora nei castagneti, chi trasforma e commercializza i prodotti, chi si occupa della tutela di questo patrimonio e le amministrazioni locali. Le tre tappe del confronto sono state un passaggio importante proprio per questo: costruire una strategia condivisa, capace di tenere insieme le diverse realtà territoriali e di accompagnare il settore anche nella prossima programmazione europea 2028-2034”.

Il Piano castanicolo e del marrone dell’Emilia-Romagna

Elaborato insieme al Tavolo castanicolo regionale, il nuovo Piano individua tre possibili modelli di sviluppo per il comparto: la salvaguardia della castanicoltura tradizionale, la trasformazione delle selve castanili in castagneti da frutto e la realizzazione di nuovi impianti.

Quattro gli obiettivi principali: semplificare il quadro normativo e favorire gli investimenti; proteggere il territorio e le produzioni; promuovere l’innovazione e il trasferimento delle conoscenze; rafforzare l’organizzazione della filiera e valorizzare le produzioni regionali, a partire dal Marrone di Castel del Rio Igp.

Tra le azioni previste figurano il recupero dei castagneti abbandonati, il sostegno al ricambio generazionale, il rafforzamento del presidio fitosanitario, gli interventi per contrastare il dissesto idrogeologico, la tutela della biodiversità castanicola e il potenziamento degli strumenti di promozione e commercializzazione.

Un progetto che riconosce alla castanicoltura una funzione che va oltre la dimensione produttiva: la cura dei castagneti contribuisce infatti alla conservazione del paesaggio, alla tutela della biodiversità e all’equilibrio idrogeologico dell’Appennino, rappresentando al tempo stesso un presidio economico e sociale fondamentale per le aree montane.

Vincenzo Menichella

In allegato, la locandina dell’incontro

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Ultimo aggiornamento: 05-11-2026, 12:51