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Bologna - C'è un momento, nella vita di molte famiglie, in cui basta un imprevisto per far saltare tutto. Una separazione, un lutto, la perdita del lavoro, uno sfratto, una malattia, la necessità di assistere un familiare, i costi di una cura o di un trasferimento. In questi casi l’accesso al credito bloccato dai canali bancari comuni può impedire l’uscita da situazioni temporanee di crisi finendo in povertà.
L'Emilia-Romagna ha scelto di intervenire lì, prima che una difficoltà temporanea diventi povertà conclamata. Lo fa con una apposita legge d'iniziativa della Giunta sul "Riconoscimento e promozione del microcredito sociale regionale".
Non è un sussidio e non è un prestito qualunque. Il cuore operativo è l’elargizione di un microcredito e di un accompagnamento di un tutor dedicato che assista il beneficiario attuato tramite un Fondo di garanzia e sviluppo per il microcredito sociale, dotato di 1 milione di euro per ciascuno degli esercizi 2026, 2027 e 2028.
Il Fondo, gestito tramite accordo istituzionale con l'Ente nazionale per il Microcredito (Enm) - vigilato dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Mef e Mimit - servirà a garantire i crediti erogati, a coprire i costi di tutoraggio e di gestione e a finanziare i servizi di accompagnamento e supporto anche in materia di gestione economico-finanziaria. È un fondo che si rigenera: con il rimborso dei prestiti, le risorse si liberano e tornano disponibili per nuovi beneficiari, generando nel tempo un volume di finanziamenti superiore allo stanziamento iniziale. In caso di emergenze, calamità naturali o situazioni di grave disagio sociale, il Fondo potrà essere incrementato con risorse di altre Pubbliche Amministrazioni, fondazioni e privati.
La Regione Emilia-Romagna, in sintesi, riconosce così il microcredito sociale come misura stabile e integrativa delle politiche di contrasto alla povertà, non come assistenzialismo, ma come strumento preventivo da realizzare in stretto raccordo con servizi sociali territoriali, amministrazioni locali ed enti del Terzo settore.
"Questa è una legge di legalità sostanziale- sottolineano il presidente della Regione, Michele de Pascale, e l’assessora regionale alla Legalità, Elena Mazzoni-. Interveniamo nello spazio più pericoloso, quello dove una persona fragile, per una spesa imprevista o non differibile, rischia di scivolare nel sovraindebitamento e nelle mani dell'usura. Il microcredito è l'opposto della solitudine finanziaria: è la Regione che mette la garanzia, che ti affianca, che ti aiuta a gestire il bilancio e a ritrovare autonomia. Una comunità giusta si vede da come previene, non solo da come soccorre. Con questa legge diciamo una cosa semplice: la vulnerabilità non è una colpa. Va riconosciuta per tempo e sostenuta con strumenti dignitosi, trasparenti e responsabili. È prevenzione sociale, è libertà, ed è anche un modo per mettere in rete le tante buone esperienze di microcredito che già esistono nei nostri territori".
La misura si rivolge a persone e famiglie residenti in Emilia-Romagna che attraversano una fase di vulnerabilità temporanea a causa di un imprevisto o di una riduzione del reddito: una separazione, un lutto, la perdita del lavoro, uno sfratto, costi di cura, necessità di assistere un familiare o spese non rinviabili per formazione e ripartenza. I requisiti specifici dei beneficiari verranno diramati nei prossimi mesi.
L'accesso sarà valutato sulla base dell'Isee e di ulteriori indicatori di fragilità, ed è sempre subordinato a una verifica di sostenibilità anche per prevenire ogni rischio di sovraindebitamento. Saranno previste altresì le tipologie di spese finanziabili.
Accanto al sostegno economico, la legge mette al centro l'accompagnamento. Ogni percorso prevede servizi di supporto e di educazione finanziaria, per aiutare nella gestione del bilancio familiare e prevenire il rischio di sovraindebitamento.
Gianni Boselli
In allegato: immagini presentazione Legge regionale microcredito
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Ultimo aggiornamento: 07-10-2026, 11:30
