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Bologna – Dall’esperienza della “scuola diffusa” nata a Reggio Emilia fino a “La scuola che riparte insieme”, la sperimentazione regionale dei nuovi servizi educativi nelle scuole primarie dal 31 agosto al 14 settembre, prima dell’avvio dell’anno scolastico. L’Emilia-Romagna porta a Bruxelles il proprio modello di comunità educante fondato sull’integrazione tra scuola, territorio e comunità per offrire nuove opportunità educative alle bambine e ai bambini e sostenere le famiglie nella conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.

L’occasione è l’incontro al Parlamento europeo dedicato alla “Roadmap for educational innovation through schools and communities in Europe”, promosso dal Comune di Reggio Emilia nell’ambito del progetto europeo “Widespread School”, dedicato al ruolo delle politiche educative per l’innovazione sociale delle città e delle comunità territoriali.

A portare l’esperienza dell’Emilia-Romagna è l’assessore regionale ai Rapporti con la Ue, Alessio Mammi, intervenuto in qualità di membro della commissione Sedec del Comitato europeo delle Regioni, l’organismo europeo dedicato alle politiche sociali, educative, culturali e della ricerca. Al centro del suo intervento il percorso avviato dalla Regione per mettere in relazione scuola, territorio, cultura, sport e Terzo settore attraverso nuovi servizi educativi diffusi, con particolare attenzione alla preadolescenza, al contrasto delle disuguaglianze nell’accesso alle opportunità extrascolastiche e al sostegno alle famiglie.

Proprio in questi giorni la Regione Emilia-Romagna ha presentato la sperimentazione dei nuovi servizi educativi nelle scuole primarie dal 31 agosto al 14 settembre, prima dell’avvio dell’anno scolastico. Un progetto ad adesione su base volontaria da 3 milioni di euro che coinvolgerà 42 Comuni delle aree Atuss - i programmi territoriali finanziati con fondi europei per sostenere innovazione urbana, coesione sociale e servizi di comunità - attraverso laboratori culturali, attività sportive, percorsi creativi e opportunità educative rivolte a bambine e bambini. Un progetto che non riguarda il calendario scolastico, ma che è pensato per ampliare le opportunità educative e sostenere le famiglie nella conciliazione tra tempi di vita e lavoro, rafforzando al tempo stesso le comunità educanti territoriali.

“Aiutare le famiglie nella conciliazione tra tempi di vita e lavoro e offrire a bambine e bambini nuove opportunità educative, culturali e sociali significa investire concretamente nella qualità della vita delle nostre comunità- affermano gli assessori Mammi e Isabella Conti (Scuola)-. È questa la direzione scelta dall’Emilia-Romagna: costruire una rete educativa sempre più forte tra scuola, enti locali, cultura, sport e terzo settore per ampliare le occasioni di crescita, inclusione e socialità dentro e fuori le aule. La sperimentazione regionale dei nuovi servizi educativi nelle scuole primarie rappresenta un passo concreto in questa direzione- proseguono Mammi e Conti-. Non si tocca il calendario scolastico, il cui avvio resta fissato al 15 settembre, ma si mettono a disposizione delle famiglie spazi educativi sicuri e accessibili in una fase delicata dell’anno, rafforzando al tempo stesso le comunità educanti territoriali”.

“Il confronto avviato oggi a Bruxelles, nato anche a partire dall’esperienza della ‘Scuola diffusa’ sviluppata a Reggio Emilia, oggi uno dei riferimenti più avanzati a livello europeo sul rapporto tra educazione, territorio e comunità, conferma quanto il tema delle reti educative territoriali e del sostegno alle famiglie sia ormai centrale anche nelle politiche europee dedicate alla coesione sociale e alla qualità della vita delle comunità. Portare l’esperienza dell’Emilia-Romagna all’interno di questo dibattito- concludono Mammi e Conti- significa contribuire alla costruzione di nuove politiche educative più vicine ai bisogni delle famiglie e delle giovani generazioni, anche di fronte ai cambiamenti sociali, demografici e ai nuovi bisogni di conciliazione tra tempi di vita e lavoro”.

La sperimentazione regionale

Nuove opportunità educative, culturali e sociali gratuite dedicate a bambine e bambini delle scuole primarie prima dell’avvio dell’anno scolastico. È questo il cuore del progetto “La scuola che riparte insieme”, la sperimentazione avviata dalla Regione Emilia-Romagna con nuovi servizi educativi dal 31 agosto al 14 settembre pensati per sostenere le famiglie nella conciliazione tra tempi di vita e lavoro, ampliare le opportunità educative e rafforzare le comunità educanti territoriali.

Laboratori culturali, sport, musica, teatro, creatività, educazione digitale e attività outdoor: un investimento da 3 milioni di euro che coinvolgerà 14 territori Atuss - le Agende trasformative urbane per lo sviluppo sostenibile finanziate con fondi europei - per un totale di 42 Comuni, che coinvolge tutti i Comuni capoluogo fino alle Unioni di Comuni, con l’obiettivo di raggiungere fino a 100mila bambine e bambini.

Nel 2026 è inoltre previsto il lancio del portale digitale “Open Schools”, uno spazio online che servirà a mappare e monitorare le iniziative presenti sul territorio regionale, condividere buone pratiche e rendere sempre più accessibili alle famiglie le opportunità educative offerte dalle comunità locali. L’obiettivo è monitorare i risultati della sperimentazione per arrivare il prossimo anno a rendere la misura strutturale ed estesa a tutti i Comuni dell’Emilia-Romagna, quale parte integrante delle future politiche regionali dedicate a infanzia, famiglie e natalità.

Annalisa Dall’Oca

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Ultimo aggiornamento: 28-05-2026, 11:47