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Bologna – In Emilia-Romagna si scrive una nuova pagina nella storia dei trapianti. Per la prima volta al mondo, all’Irccs Policlinico di Sant’Orsola di Bologna due pazienti con possibilità estremamente ridotte di ricevere un rene compatibile, sono stati sottoposti con successo a un trapianto grazie all’impiego di un innovativo farmaco. Un risultato che potrebbe cambiare il futuro delle cure per una delle categorie più complesse della trapiantologia moderna, che riguarda circa il 30% dei pazienti in attesa di trapianto.
Il traguardo è stato centrato dal Centro trapianti di rene del Sant’Orsola, diretto dal professor Gaetano La Manna, grazie alla collaborazione con la start-up statunitense Candid Therapeutics, impegnata nello sviluppo del Cizutamig, un anticorpo bispecifico utilizzato come strategia di desensibilizzazione per evitare il rigetto dell’organo. Bologna è stata la prima a portare a termine con successo due trapianti utilizzando questa molecola innovativa per uso compassionevole (ovvero la possibilità di fornire a titolo gratuito, su richiesta del medico, un farmaco non ancora autorizzato o non ancora commercializzato). Oltre all’Irccs bolognese, sono stati coinvolti nella sperimentazione anche l’Hospital Universitari Vall d’Hebron di Barcellona e la Charité Universitätsmedizin di Berlino.
I due pazienti sono un uomo di 54 anni di Ravenna e una donna di 51 anni residente nel bolognese: entrambi in lista d’attesa da circa tredici anni e caratterizzati da un profilo immunologico tale da rendere quasi impossibile l’identificazione di un donatore compatibile. Grazie al trattamento è stata ottenuta una progressiva riduzione degli anticorpi anti-HLA e degli anticorpi donatore-specifici, ampliando le possibilità di compatibilità e consentendo infine l’esecuzione del trapianto renale in entrambi i pazienti. E ancora più significativo, la diminuzione degli anticorpi è proseguita anche dopo l’intervento, suggerendo una modificazione profonda e duratura della risposta immunitaria. Oggi, ad alcuni mesi dal trapianto, entrambi i pazienti presentano una buona funzione dell’organo trapiantato e ottime condizioni cliniche.
“Complimenti ai professionisti del Sant’Orsola di Bologna: avete centrato un risultato straordinario, che ci rende orgogliosi e conferma il ruolo di primo piano dell’Emilia-Romagna nella ricerca medica e nell’innovazione sanitaria a livello internazionale- sottolinea il presidente della Regione, Michele de Pascale-. Essere i primi al mondo a portare a termine con successo questa nuova tecnica significa contribuire concretamente a cambiare le prospettive di cura per migliaia di persone che, fino a oggi, avevano possibilità estremamente limitate di ricevere un organo compatibile ed è anche la dimostrazione del valore della nostra sanità pubblica: un sistema capace di coniugare competenze professionali di altissimo livello, ricerca scientifica, innovazione tecnologica e collaborazione internazionale, mettendo sempre al centro le persone e il loro diritto alla cura”.
“Siamo di fronte a un traguardo che ci emoziona, come cittadini e come professionisti della sanità pubblica- aggiunge l’assessore regionale alle Politiche per la Salute, Massimo Fabi-: una rilevante categoria di pazienti, che per anni ha incontrato ostacoli enormi nell'accesso al trapianto, acquista oggi una nuova prospettiva di futuro. È un esempio concreto di come la ricerca, la collaborazione tra competenze diverse e la capacità di sperimentare nuove soluzioni possano tradursi in opportunità terapeutiche per persone che rischiavano di non poter accedere al trapianto. Come Regione continueremo a sostenere questo patrimonio di professionalità, strutture e conoscenze, che fa dell'Emilia-Romagna un punto di riferimento nella trapiantologia e nella medicina di alta specializzazione”.
“Un traguardo di straordinario valore scientifico e clinico, che testimonia la capacità del nostro Policlinico di coniugare assistenza, ricerca e innovazione- rimarca Chiara Gibertoni, Direttrice Generale dell’IRCCS Policlinico di Sant’Orsola–. Come IRCCS abbiamo la responsabilità di trasformare le scoperte scientifiche in nuove possibilità di cura. È questa la missione del Sant’Orsola: innovare per ampliare le opportunità di cura e migliorare la vita delle persone. Si tratta di un risultato reso possibile da una storia di quasi sessant’anni nel trapianto di rene, con oltre 3mila trapianti eseguiti, e da un modello di Istituto che integra attività trapiantologica, oncologia e ricerca d’avanguardia in tutti gli ambiti di cura. Una vocazione testimoniata anche dai 537 studi clinici attivi sui farmaci sperimentali, espressione dell’impegno costante dei nostri professionisti nello sviluppo di nuove terapie e nel miglioramento delle competenze”.
Il risultato è frutto del Centro trapianti di rene con il contributo della professoressa Giorgia Comai per gli aspetti nefrologici e immunologici e del professor Matteo Ravaioli per la componente chirurgica. Una sinergia che ha consentito di trasformare un’intuizione scientifica in una concreta opportunità terapeutica per pazienti fino a oggi considerati tra i più difficili da trattare. L’esperienza maturata a Bologna e i risultati ottenuti sono stati recentemente presentati al congresso dell’American Society of Nephrology, uno dei più autorevoli appuntamenti scientifici internazionali nel campo delle malattie renali e dei trapianti. Sebbene ancora preliminari, i dati rappresentano una prova di fattibilità estremamente incoraggiante e aprono la strada a nuove prospettive terapeutiche per migliaia di pazienti iperimmuni che, fino a oggi, avevano poche o nessuna possibilità concreta di accedere al trapianto.
Come funziona il farmaco
L’innovazione risiede nel suo meccanismo d’azione. A differenza delle strategie tradizionali, che eliminano temporaneamente gli anticorpi presenti nel sangue, l’anticorpo bispecifico agisce come un “ponte biologico” tra le cellule T del sistema immunitario e le plasmacellule responsabili della produzione degli anticorpi che causano il rigetto. In questo modo viene colpita la causa del problema e non soltanto la sua conseguenza, con la prospettiva di ottenere effetti più profondi e duraturi nel tempo.
Il Centro trapianti di rene dell’Irccs Policlinico di Sant’Orsola di Bologna
Il Centro trapianti di rene di Bologna si avvicina a celebrare il sessantesimo anniversario del primo trapianto renale eseguito in città nel 1967, confermando una tradizione di eccellenza clinica, scientifica e assistenziale che ha contribuito in modo significativo allo sviluppo della trapiantologia italiana. Sono oltre 3mila i trapianti di rene eseguiti in quasi 60 anni di attività, con circa 120 operazioni eseguite ogni anno, 108 nel 2026 fino a oggi. Il Centro collabora con l’Immunogenetica dei trapianti dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Parma, Hub regionale per l’immunologia dei trapianti renali e la tipizzazione dei tessuti, per l’associazione tra donatori di organi disponibili in Emilia-Romagna e pazienti che possano ricevere l’organo in base alle loro caratteristiche immunologiche e cliniche.
Il Centro riferimento trapianti dell’Emilia-Romagna (Crt-ER)
Il Centro riferimento trapianti dell’Emilia-Romagna è stato istituito nel 1997, primo in Italia. La sua sede operativa si trova all’Irccs Policlinico di Sant’Orsola ed è organizzato secondo il modello ‘Hub & Spoke’. In questo modo viene garantito il collegamento tra centri di alta specializzazione e gli ospedali del territorio con le sedi donative, i centri trapianto, le sedi delle banche di tessuti e cellule in rete tra loro. Da Piacenza a Rimini sono 24 gli ospedali deputati alla segnalazione di donatori di organi e tessuti e cellule. Sono invece 3 i centri per le attività di trapianto d’organo: l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma, che si occupa di trapianti di rene e rene-pancreas, quella di Modena, specializzata in fegato e rene, e quella di Bologna, dove vengono effettuati trapianti di rene, rene-pancreas, cuore, fegato, polmone, intestino e multiviscerali.
Nel 2025, in Emilia-Romagna sono state registrate 305 segnalazioni di potenziali donatori di organi, dalle quali sono state utilizzate effettivamente 188 donazioni che hanno permesso di eseguire 505 trapianti. L'Emilia-Romagna si è confermata tra le regioni più virtuose in Italia, con un tasso di 42,2 donatori per milione di abitanti (superiore alla media nazionale). Calano anche le opposizioni: la percentuale di opposizione alla donazione è scesa al 20,7% rispetto al 23,3% dell'anno precedente.
Il 2025 è stato un anno record per quanto riguarda i trapianti di rene da donatore vivente, che hanno raggiunto quota 61 interventi. Complessivamente i trapianti di rene eseguiti in Emilia-Romagna nel 2025 sono stati 242, di cui 181 da deceduti e 61 da viventi.
Red
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Ultimo aggiornamento: 04-11-2026, 14:31
